Il cielo è grigio, l’aria fredda solleva a tratti le prime foglie cadute nella mattina di malinconico autunno. Poi inizia a piovere debolmente ma sottilmente, non è di oggi questa sensazione di guardare la sedia accanto a te e di sentirla continuamente vuota, ma adesso è più intensa anche se allo stesso tempo meno dolorosa semplicemente perchè non abbiamo la minima idea di quello che succederà.
Guardo distrattamente per terra, leggo una frase:
“Viens, je cède éperdu au transport qui m’enivre.“
Continua l’opera.
“Il mio amore ti è restituito, voglio vivere per amarti.“
Solo il ciclismo lo sa che abbiamo così tanto e ingiustamente perso, che per dipingere la luce ho ridotto il cuore in polvere e che serviva esattamente questo per ottenere quelle velature che nessun altro colore avrebbe potuto dare al quadro delle cose. Il sacrificio purissimo è diventato il nostro paesaggio tranquillo, intiepidito dai raggi del sole della stagione dorata. Forse un giorno lo guarderemo senza rimpianti e capiremo che unicamente così il sogno poteva comporsi: ecco la pace di una veduta sulla campagna, il silenzio sopra il rumore, la quiete dopo la tempesta.

Salendo al San Fermo, le case scendono a strapiombo sulle grotte, sopra cascatelle che alitano l’umido dell’ombra sui balconi dove nessuno sembra andare mai. Sopra, in alto, le finestre baciate dal sole mandano riverberi luccicanti. Balzac forse ci avrebbe scritto un romanzo breve anche se io preferirei un plot twist alla Charles Dickens perché con lui puoi star sempre certo del lieto fine. Su questo versante della montagna, la luce sui volti è ombrosa e verdastra, come se anche loro fossero strane creature della fitta boscaglia. Che sono umani, lo dimenticano spesso. Loro ma anche gli altri, specialmente quando la battaglia si riapre in questo modo e l’amore della gente viene redistribuito in maniera equa. Evenepoel, Seixas, Ciccone. Torna la corsa a vivere senza previsioni, senza sapere come esattamente finirà, a tenere incollate le persone alla telecronaca perchè sì, sai che ad ogni metro qualcuno potrebbe attaccare o staccarsi, darsi per vinto o vincere.
Di nuovo il mazzo di carte è stato rimescolato senza che noi ce ne accorgessimo, ribaltare e di nuovo ribaltare.
L’ultimo pezzo adesso dov’è?

Mentre il sole scende obliquo sugli alberi già incendiati dall’autunno e rende il lago ancora più blu, entro in un ristorante libanese per prendere una cena d’asporto. La gentilezza del proprietario mi fa sentire un viandante in un’oasi dopo aver camminato per sette anni nel deserto. Mi offre l’acqua e mi sento più calma. Alle pareti ci sono piatti di ceramica, uno specchio, quadri. Le lampade di vetro colorate alle pareti mettono sulle cose un’atmosfera intima e allegra. Così penso che i desolati frammenti messi tutti insieme non sono più una polvere inutile, fanno passare la luce.
Sono, essi stessi, luce.

“Veduta di Caen” è un dipinto di opera del pittore francese Alexandre Pau de Saint-Martin ed è famoso per essere stato realizzato con il cuore mummificato del Re Sole Luigi XIV. L’organo fu macinato e mescolato con l’olio per creare uno speciale tipo di marrone particolarmente amato dagli artisti perchè era perfetto per dare realismo all'incarnato delle figure, sfumare i capelli e dipingere ombre calde e avvolgenti.
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Posted by:Miriam

Sono nata in Brianza in una calda notte di luglio. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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